Scoprendo la Corsica in sella alla Scarab
Testo: Sophie Riva e Pierre Lucianaz | Photo: Pierre Lucianaz 
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Entrambi avevamo bisogno di staccare dall’inverno frenetico e di viaggiare in un luogo che fosse un po’ fuori dagli schemi. Non appena Sophie ha proposto la Corsica come meta l’entusiasmo è salito alle stelle e abbiamo iniziato a pianificare. La particolarità dell’isola è la conformazione, con montagne che superano i 3.000 m di quota non così lontane dalle spiagge, per questo e per il fatto di non riuscire a trovare quasi nulla che parlasse di enduro non sapevamo cosa aspettarci.
In mezzo agli Aghi
È l’odore della salsedine a svegliarci tra i corridoi del traghetto. Dalla porta aperta del ponte entra la brezza del mare agitato mentre gli altri passeggeri indagano il nostro accampamento con disapprovazione. Ci dirigiamo verso Zonza, un paesino arroccato ai piedi delle Aiguilles (in italiano aghi) de Bavella. Alberi maestosi, torrenti limpidi, montagne aguzze, pareti di roccia impressionanti e case di pietra ci intrattengono nel tragitto. La prima sosta è una boulangerie, a fine vacanza saremmo diventati degli esperti di pain au chocolat, pain aux raisins, quiches, e altri prodotti da forno come l’ambrucciata, dolce a base di Brocciu un formaggio tipico. I boschi di Bavella sono ricchi di pini che danno un profumo inebriante, diverso dal solito, più di terra che di bosco. Ai piedi di questi imponenti tronchi troviamo l’unico Bikepark presente sull’isola, sentieri divertenti, stretti e difficili ma anche flow con sponde e passerelle.
Un tesoro di altopiano
Esploriamo il Plateau du Cusciunu, un immenso altopiano dove scorrono tranquilli i ruscelli, cavalli e mucche pascolano in libertà e sassi tondi levigati dal tempo si riposano. Qua abbiamo un'immagine più ampia degli Aghi e delle montagne circostanti, ma non solo, capiamo quanto il territorio sia selvaggio e quanto i sentieri pedonali possano essere inadatti alla bici. Per fortuna dopo 8 ore in sella, con solo 1/4 di sentiero bello, Pierrot, proprietario di una bergerie, ci accoglie senza invito. In questa stanza fuori dal tempo, offuscata dal fumo del camino il pastore e sua moglie condividono la loro cena con noi. Sazi e un po’ in imbarazzo, li salutiamo  con l'odore di fuliggine sui vestiti e con il cuore caldo per quella gentilezza silenziosa.
Il signor Casanova
Casualmente veniamo a scoprire di un ragazzo che fa shuttle ad Ajaccio. Si chiama Olivier Casanova e in un giorno piovoso decidiamo di andarlo a trovare. Ci da appuntamento in centro, naturalmente da buoni valdostani in città ci perdiamo più volte prima di raggiungere il suo pick-up. A bordo incontriamo lui e il suo amico Alexandre, che ci farà da autista. Non sappiamo molto sul programma, ci tratta come amici ed è felice di far vedere i suoi sentieri. In cima alla prima risalita conosciamo Benjamin e Roco, un bel Border Collie che a quanto pare ama i sentieri quanto noi. Trascorriamo il pomeriggio in loro compagnia, scherzando e scendendo sentieri fantastici in mezzo a fiori selvaggi dal profumo inebriante. Le tracce tenute da Olivier scendono su due facce diverse del promontorio, da una parte abbiamo guidato su una terra morbidissima nella fitta vegetazione, con tratti ripidi e curvette strette, mentre sul lato opposto si scende direttamente sul mare e sulla città, la terra è quasi sabbia, con sassi smossi e tratti scassati. Non c’è tempo per fare foto, ma solo per andare in bici e divertirsi.
Da sinistra: Sophie, Olivier, Pierre. Foto scattata da Benjamin, l'unica foto fatta quel pomeriggio.  Olivier non lo fa per lavoro, a quanto pare per vivere fa il tubista, ma dopo quel giorno ha aperto questa pagina Instagram @imperial_shuttle_ajaccio, chissà magari abbiamo dato lo spunto per creare qualcosa. Se siete nei paraggi contattatelo i sentieri meritano.
Lasciarsi andare
Ci spostiamo a Île Rousse, sulla costa e non pensandoci troppo scarichiamo una traccia da Strava, senza chiederci se sarebbe stato il migliore decidiamo di seguire questo percorso. Partiamo dalla spiaggia, dopo qualche chilometro ci allontaniamo dalla costa addentrandoci in campi e uliveti, tra discese corte, salite tecniche e muretti a secco. Incontriamo un'azienda agricola che produce succo di limone locale e decidiamo di fare una pausa, ci servono due bicchieri di succo denso e polposo. Con il gusto di limone in bocca riprendiamo su discese selvagge, con sassi grossi e ostili, qualche tratto flow e salite ripide. È bello non pianificare, seguire una traccia, sapere che qualcuno quel giro lo ha già fatto, lasciarsi andare senza pensieri né aspettative.​​​​​​​
L'ultimo giorno lo trascorriamo a Bastia. Ci fidiamo dei consigli ricevuti e andiamo in esplorazione della collina sovrastante la città. Nonostante non avessimo grandi pretese, i panorami e i sentieri ci sorprendono. Dopo il primo giro siamo tanto entusiasti da pedalare ancora in su per rifare un sentiero.
Finito di pedalare andiamo subito in una boulangerie a comprare le ultime prelibatezze e ci dirigiamo al porto pronti ad imbarcarci.
Ci addormentiamo sul ponte, coccolati dal sole e al risveglio la costa è ormai lontana.
Sono stati dieci giorni all’insegna dell’esplorazione, conoscere posti, sapori e profumi nuovi. Lasciarsi trasportare da una traccia gps o dal profumo dei fiori, liberarsi dalla sensazione di dover avere sempre tutto sotto controllo.
Conoscere persone locali e fidarsi dei loro consigli, seguire l’istinto e la curiosità. Notare il profumo di burro dei croissant appena sfornati, la vera frutta nelle confetture fatte in casa, la gentilezza delle persone.
Non sappiamo se l'enduro sia stato il mezzo giusto per esplorare la Corsica, ma di sicuro siamo contenti e siamo rimasti segnati da tutte le avventure e disavventure che ci sono capitate in questo viaggio e molte di queste non sarebbero successe se non fossimo stati in sella alle nostre Ancillotti Scarab.
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